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Crif: forte calo richieste credito da imprese nel I trimestre

Nel primo trimestre di quest’anno le richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane hanno accusato una brusca frenata, del 3,11% rispetto allo stesso periodo del 2018. È quanto emerge dalle elaborazioni effettuate sulla base del patrimonio informativo di Eurisc, il Sistema di Informazioni Creditizie di Crif. Dopo un 2018 che si era caratterizzato per una lieve crescita, accentuatasi nell’ultima parte (con un +4,1% nel periodo ottobre-dicembre), la performance del primo quarto del 2019 non è confortante anche perché è stata accompagnata da una flessione dell’importo medio chiesto (-1,9%), tornato così ai valori rilevati nel primo trimestre del 2015. Entrando più nel dettaglio, l’analisi condotta da Crif (che raccoglie i dati di oltre 85 milioni posizioni creditizie, di cui oltre 9 milioni riconducibili a imprese) mette in evidenza un calo sia per le società di capitali (-1,9%) sia per le imprese individuali (-4,9%). 

I dubbi sull’economia hanno indotto alla maggiore cautela

L’incertezza circa l’andamento del Pil, con le previsioni al ribasso, la probabile contrazione dell’attività economica e il peggioramento degli indicatori di fiducia potrebbero - secondo gli esperti - aver indotto le imprese ad adottare un approccio attendista in questo primo scorcio d’anno. Già le più recenti statistiche Istat fotografavano questa pesante situazione tra le imprese, con un calo diffuso della loro fiducia. In particolare, le stime ufficiali hanno evidenziato il quadro del manifatturiero, dove sono peggiorati i giudizi sugli ordini, sulle attese e sulla produzione, contestualmente a una diminuzione del saldo relativo alle scorte. Nel commercio al dettaglio, inoltre, l’Istat ha segnalato che il saldo sulle valutazioni sulle vendite è tornato in negativo per la prima volta da giugno 2018.

Importo medio ai minimi degli ultimi sei anni

Dalla ricerca di Crif emerge, come detto, un altro dato significativo: il calo dell’importo medio richiesto che nel primo trimestre dell’anno si è attestato a 63.005 euro nell’aggregato di imprese individuali e società (a livello di intero anno 2018 era risultato pari a 68.301 euro, seppur in flessione rispetto al 2017). Nello specifico, le imprese individuali hanno mediamente richiesto 29.104 euro, con una contrazione del -8,2%, contro gli 85.860 euro delle società (-1,1% rispetto al I trimestre 2018). Analizzando il dato relativo al rimo trimestre di ogni anno, per entrambi i segmenti si tratta dell’importo medio più basso degli ultimi 6 anni. Relativamente alla distribuzione per classi di importo, nei primi tre mesi quasi un terzo del totale delle richieste (il 33,4%) si colloca nella fascia al di sotto dei 5mila euro, in virtù del peso preponderante delle richieste presentate da ditte individuali e micro imprese. Per altro il dato risulta in lieve dimunizione (-0,5 punti percentuali) su base tendenziale. Sono aumentate invece le richieste di importo compreso tra 10.001 e 50mila euro, che complessivamente raggiungono una quota pari al 36,2% del totale (+1 punto percentuale). Le richieste al di sopra dei 50mial euro, tipicamente presentate da imprese più strutturate e di dimensione maggiore, hanno rappresentato un quinto del totale.

Capecchi, dall’open banking si aspetta la svolta

L’approccio cauto al credito riflette direttamente la situazione economica che, ha commentato Simone Capecchi, executive director di Crif, puo avere indotto le imprese “a rinviare gli investimenti a momenti più favorevoli”. D’altra parte, ha aggiunto, “vedremo se la recente entrata in vigore della tanto attesa riforma del Fondo di garanzia e dell’operazione a rischio tripartito potrà dare un nuovo impulso al credito e, quindi, al sistema Paese nel suo complesso grazie al fatto che le imprese potranno accedere al credito a condizioni agevolate”. In particolare, ha precisato, nella nuova era dell’open banking “gli istituti di credito avranno l’opportunità di sfruttare le nuove tecnologie e il patrimonio informativo disponibile per agire sulle due principali direttrici del credito: conquistare le imprese migliori sul territorio di pertinenza e gestire al meglio quelle già affidate. Il tutto attraverso un mix di strumenti per la valutazione del rischio e per la gestione proattiva della relazione di business basato sulla proposizione di servizi a valore aggiunto in grado di rispondere sempre meglio alle specifiche esigenze di ogni singola impresa”.